Articolo del 2011: alcune informazioni potrebbero non essere più attuali.

In Thailandia chiunque offenda in qualunque modo un membro della famiglia reale, ad esempio con un articolo, un post (su forum, social network ecc) o un sito internet, è considerato diffamatorio nei confronti della monarchia e rischia una condanna che va dai 3 ai 15 anni di carcere.

Con l’affermarsi sempre più di Facebook, anche nei paesi asiatici, anche solo esprimere apprezzamento (il famoso “mi piace”) a un’opinione contraria ai regnanti è considerata una violazione della legge.

Il ministro tailandese per l’ITC, Anudith Nakornthap, ha esplicitamente citato il caso di Facebook come una possibilità per finire in prigione, e ha spiegato che il governo sta lavorando con il social network per eliminare i contenuti sgraditi (chi ha detto censura?).

«Abbiamo informato Facebook e chiesto la loro assistenza per cancellare alcuni contenuti offensivi per la nostra monarchia» ha spiegato il ministro.

Insomma, che la libertà di parola e pensiero, in molti stati asiatici sia bassissima, si sapeva, certo che fa specie sentire di una condanna così pesante, solo per un clic.

Scritto da Davide Balzano
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