The Pirate Bay deve essere riaperto
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Questa la sentenza di ieri 25 Settembre del Tribunale del Riesame di Bergamo ha accettato il ricorso di Peter Sunde e il sito della baia dei pirati, deve ritornare accessibile a tutti gli utenti dei provider italiani. Era infatti stato bloccato dal 10 Agosto 2008.
E’ un evento degno di nota, in quanto per la prima volta (almeno in Italia) c’è un segnale forte sul diritto alla frequentazione di Internet anche nei suoi aspetti più “ambigui”, trattandosi infatti di un sito (The Pirate Bay) che di fatto, fornisce collegamenti a file torrent che consentono di scaricare qualunque cosa, legale o illegale che sia, l’uso e la responsabilità che ne deriva è di fatto rimandata del tutto all’utente finale.
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Mediaset Vs Youtube, questione di copyright
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Mediaset ha depositato al tribunale civile di Roma una citazione per “diffusione illecita e sfruttamento commerciale dei file audiovisivi di proprietà del gruppo”. In particolare la società di Cologno Monzese chiede a Youtube (aka Google) che i 4643 filmati visibili al 10 giugno 2008, equivalente di circa 325 ore di filmati, siano rimossi e che venga risarcita per 500 milioni di euro.
“Alla luce dei contatti rilevati e vista la quantità dei documenti presenti illecitamente sul sito, è possibile stabilire che le tre reti televisive italiane del Gruppo abbiano perduto ben 315.672 giornate di visione da parte dei telespettatori”, dichiara l’azienda.
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Vicenda privacy, accordo tra Youtube e Viacom
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Viacom non sarà in grado di sapere quali video sono stati visti da un visitatore del popolare sito di condivisione di video, e non potrà ricostruire uno storico dei filmati visionati da ciascun utente, nonostante questo fosse il contenuto dell’ordinanza emessa dal giudice che si era occupato del caso, questo in sintesi l’accordo raggiunto tra la stessa Viacom e Google (Youtube).
Scongiurate quindi le paure degli utenti e delle associazioni, tra cui la Electronic Frontier Foundation, alle quali non andava giù l’accesso ad informazioni private e riservate.
Le maggiori paure erano connesse al fatto che con tali informazioni si potessero individuare gli utenti che avevano caricato o anche solo preso visione di materiale protetto da copyright (quindi illegalmente).
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Youtube condannata a rivelare i dati di milioni di utenti
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Questa la decisione di un tribunale americano, YouTube (e quindi Google) dovrà dare libero accesso a Viacom, a tutti quei dati che siano in grado di provare la colpevolezza del popolare servizio di hosting video.
Viacom ha chiesto nello specifico che le vengano consegnati tutti i log di YouTube, circa 12 Terabyte di dati in cui sono registrati tutti i dati degli utenti che abbiano mai guardato un video, direttamente sul sito o incorporato in un’altra pagina web. Id di login, ora e data della visione, indirizzo Ip dell’utente.
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Google Italia, accusata di evasione fiscale
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Google Italia, secondo il Pubblico Ministero di Milano, non sarebbe in regola con le tasse e dovrebbe al fisco 50 milioni di euro (su circa 240 milioni di introiti). Accusati diretti sono Kent Walker e Graham Law, rappresentanti rispettivamente di Google California e Google Irlanda.
L’accusa sostiene che Google avrebbe operato in Italia attraverso altre aziende evitando così di pagare quanto dovuto; la compagnia nega tutto e ora ha 20 giorni di tempo per chiedere di essere interrogata e produrre in seguito eventuale documentazione.
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Gmail (Google) perde l’appello nei confronti del marchio G-mail (servizio mail tedesco)
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Google rischia di dover cambiare il nome del suo servizio Gmail, almeno in Europa. L’Ufficio per l’Armonizzazione nel Mercato Interno della UE ha infatti rigettato l’appello di Google nei confronti di una precedente sentenza riguardante il marchio “G-mail“. Questo, secondo i giudici, appartiene a Daniel Giersch, un imprenditore tedesco che nel 2000 ha lanciato un servizio ibrido di posta elettronica chiamato appunto G-mail.
Google da quasi 4 anni cerca di dimostrare che i due marchi sono profondamente diversi: colorazione del logo, slogan, e altro. Ogni appello però è stato fino ad ora rigettato. Anche l’ultimo sostiene che vi sia troppa affinità.
A questo punto, dato che Giersch non ha alcuna intenzione di cedere, Google potrebbe essere obbligato ad utilizzare in Europa il marchio Google Mail. Forse un compromesso accettabile, visto il successo.
Fonte | Tomshw
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