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1 dicembre, 2008

Finalmente delineati i costi degli SMS dall’estero

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L’Unione Europea, ha finalmente stabilito i tetti massimi per i costi di alcuni servizi telefonici, tra cui l’invio di SMS dall’estero, fissato a 11 centesimi più IVA. I ministri per le telecomunicazioni europei hanno deciso: un SMS non potrà costare più di 11 centesimi, all’interno dell’area comunitaria. Questa misura comincerà a diventare realtà la prossima estate.

Attualmente la media europea è di 29 centesimi, ovviamente poi a questi prezzi bisogna aggiungere l’IVA, che cambia da un paese all’altro (per l’Italia l’IVA è al 20%, dunque circa 2,2 eurocent in più, per un costo effettivo di 13,2 cent a SMS).

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4 novembre, 2008

SIAE senza vergogna, chiede una tassa sull’ADSL

Scritto in Attualità, Musica, Peer to Peer (P2P) | 3 Commenti »

SIAE (Società Italiana Autori e Editori) ha richiesto una legge per ottenere un contributo in percentuale (simile a quello che già gli utenti pagano con l’acquisto di un cd/dvd vergine, o di un lettore mp3) da versare direttamente alla Siae da parte di tutti quei provider che forniscono a pagamento la linea Adsl veloce.

In pratica è come se chiunque abbia un’ADSL, o sta per averne una, venga “accusato” di ledere i diritti d’autore. La Siae crede anche che utilizzare le connessioni Adsl, per scaricare opere protette sia profondamente ingiusto e che da questa attività commerciale i provider traggano enormi vantaggi economici, non versando, a puro titolo di risarcimento, una parte dei loro proventi agli autori per i diritti evasi.

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9 giugno, 2008

Taglio dell’ICI, a farne le spese lo sviluppo della banda larga

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Ed eccoci alla resa dei conti… Nessuno vive nel paese delle favole, e si capisce bene che se tiri la coperta da una parte, ne scopri un’altra, ecco quello che sta succedendo col tanto acclamato taglio dell’ICI del governo Berlusconi.

L’ICI infatti è una tassa comunale, che consentiva a quest’ultimi di incassare denaro utile ai propri servizi pubblici e pubblica assistenza (tra l’altro non è proprio il governo a volere il federalismo fiscale??). venendo a mancare questi introiti, il governo deve in qualche modo “risarcire” i comuni di questa mancata entrata, ed ecco quello che succederà.

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10 aprile, 2008

Il nuovo spot di GreenPeace e il 5×1000

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Anche quest’anno la Legge Finanziaria ha approvato il 5×1000, una quota dell’Irpef dovuta sui redditi dell’anno 2007 - dichiarazione presentata nel 2008 - che può essere destinata, in base alla scelta che il contribuente farà in dichiarazione, al volontariato.I contribuenti possono scegliere liberamente a chi devolvere il 5 per mille dell’imposta dovuta allo Stato e, in fase di compilazione della denuncia dei redditi, potranno indicare direttamente il codice fiscale dell’ente che si intende sostenere con il 5 per mille.

Dare il 5×1000 non significa pagare più tasse, ma decidere di destinarne una parte – che altrimenti andrebbe allo Stato – ad attività sociali.Il 5×1000 non è nominativo: questo vuol dire che non basta dare il 5×1000 per diventare sostenitori di Greenpeace e ricevere il GP news - la nostra rivista in versione cartacea - o gli appelli speciali.

* Metti la tua firma nel primo settore in alto a sinistra, denominato: “Sostegno delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale, delle associazioni di promozione sociale e delle associazioni riconosciute che operano nei settori di cui all’art. 10, c. 1, lett a), del D.Lgs. n. 460 del 1997

* Inserisci nel modulo il codice fiscale 97046630584


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12 febbraio, 2008

Italia.it 2.0: La vendetta (contro chi paga le tasse)..

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Il logo dell’ormai defunto portale “pubblico” Italia.it

In una intervista ad Altroconsumo il vicepresidente di ENIT, l’Ente del Turismo Italiano, Enrico Paolini, che ricorda come non solo 21 milioni di euro già stanziati per Italia.it finiranno effettivamente alle regione ma conferma anche che lo stesso ENIT riceverà 9 milioni di fondi per “riavviare il portale”.

“Non dimentichiamoci - ha spiegato Paolini - che l’ENIT è un’Agenzia professionalmente deputata a occuparsi di turismo e che ha tutti i numeri per riuscire a dare seguito a questo progetto”.

Secondo Paolini, del primo tentativo “la piattaforma tecnologica non ha funzionato. La perdita di due anni non è imputabile a noi, ma a chi in maniera folle ha destinato i soldi per un portale per il turismo a chi di questo settore non ne sapeva nulla. I fondi andavano dati subito alle Regioni, risparmiando tempo e denaro. Per fortuna sono rimasti un po’ di soldi, che permetteranno di fare gli interventi tecnologici necessari per riavviare Italia.it“.

Lasciatemi dire una cosa: “Ma ci prendono veramente per idioti??!” A quanto pare, tutto sembra far propendere per il SI.


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12 febbraio, 2008

Canone Rai: Hai un videofonino?? Devi pagare..

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Canone Rai: Hai un videofonino?? Devi pagare..

La Rai può esigere il pagamento del canone anche dai possessori di telefonini (videotelefoni) e computer, grazie a una legge del 1938.  Il canone di abbonamento Rai è ancora definito dal Regio decreto legge del lontanissimo (almeno in termini di evoluzione tecnologica) 1938, il quale asserisce che deve sottostare al pagamento chiunque abbia “apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle radioaudizioni”.

Se all’epoca si parlava di radio e ben poco altro, oggi il termine “adattabile” fa sì che si possa includere gran parte dei gadget tecnologici, dal computer al cellulare, dal palmare alle consolle, fino a player multimediali e quant’altro.

La Rai aveva specificato che persino le abitazioni dotate di videocitofono erano soggette al pagamento, così come pure i turisti stranieri, in transito nel Bel Paese, se dotati di apparecchi idonei. Per non parlare poi di tutte le istituzioni che dispongono nei loro uffici di video-terminali (leggasi Pc); le Poste Italiane, per esempio, in questo caso sarebbero certo uno dei primi evasori.

Da oltre un anno sia i Parlamentari che le varie associazioni di consumatori stanno chiedendo che sia fatta chiarezza, indicando con precisione quali siano gli apparecchi che devono sottostare al balzello.

L’Aduc si è mossa per tempo, interpellando la Rai (presso le varie sedi regionali) e rivolgendosi sia all’Agenzia delle Entrate sia al ministero della Finanza via telefono, lettera raccomandata a/r di messa in mora e anche interrogazioni parlamentari. Ma nessuna risposta è pervenuta.

Se non altro, in assenza di una risposta, il contribuente può far valere la propria interpretazione della legge senza incorrere in future sanzioni.

Ecco perché ancora l’Aduc invita tutti i cittadini che, seppur sprovvisti di televisore, sono stati invitati al pagamento del canone per il possesso di altri apparati quali Pc e apparecchi multimediali, a contattare ufficialmente il ministero delle Finanze: in assenza di risposta saranno liberati dall’onere di pagare senza incorrere in sanzioni.


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19 novembre, 2007

Dimezzare le tasse: ecco perchè paghiamo tanto…

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Da un articolo di Piergiorgio Odifreddi “Perché non possiamo essere cristiani - e meno che mai cattolici” - Longanesi 2007.

L’autore è un illustre matematico. Vincitore del premio “Galileo” dell’Unione Matematica Italiana nel 1998, del premio Peano della Mathesis nel 2002 e del premio Italgas per la divulgazione nel 2006, insegna logica presso l’università di Torino e la Cornell University di New York.

La cifra complessiva che lo stato italiano versa al Vaticano sotto varie forme ogni anno è di 9.000 milioni di euro (9.ooo miliardi di vecchie lire) . Il che equivale a cira la metà della manovra finanziaria del 2006: come dire che gli italiani pagherebbero la metà delle tasse se non dovessero coprire questo onere.

A ciò si aggiungono altri 2.000 milioni di euro di mancati introiti dei comuni, grazie alla recente legge del governo Prodi che esenta la Chiesa dal pagamento dell’ICI per gli edifici “non esclusivamente commerciali”.

Il patrimonio del Vaticano viene valutato in alcune centinaia di miliardi di euro e viene amministrato dallo IOR (Pio Istituto per le Opere di Religione).

In teoria l’Italia dovrebbe essere uno stato laico, in pratica non è affatto cosi, da quanto si deduce in questo articolo. Altro che 8 per mille, la Chiesa in quanto tale, e a prescindere dalle scelte di ogni singolo individuo (non credo che la totalità degli italiani sia cristiana) incassa da ogni italiano, circa la metà dei contributi versati ogni anno.

Io personalmente immaginavo già una situazione del genere, ma non avrei mai pensato a cifre cosi mostruose, considerando che la spesa grava esclusivamente sulle nostre spalle, non certo su Francia, o Germania, o anche solo la comunità europea, direi che forse siamo anche abbastanza fortunati.

Mi chiedo allora quanto potrebbe migliorare la nostra situazione, se, come giusto che sia, la Chiesa smettesse di godere di questi privilegi, e anzi, operasse come tutte le altre religioni che operano in Italia, senza privilegi ne ovviamente oneri superiori a ogni altra organizzazione operante nel sociale.

Siamo nel 2007 (quasi 2008), se qualcuno se lo fosse dimenticato!


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