La Francia potrebbe tassare la pubblicità online
12 gen 2010

Il ministro della cultura francese Frederic Mitterand incaricato dal governo per “migliorare l’offerta di beni culturali online e trovare formule più efficaci di retribuzione per chi produce contenuti” sarebbe al lavoro per introdurre una tassa mirata a colpire la “pubblicità online”.
Cadono nel target, colossi quali Google, Yahoo!, ma anche Facebook e non meno, Microsoft, che fanno dell’online advertisement, una delle principali fonti di guadagno (almeno per quel che riguarda la parte dedicata “all’online”).
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Tempi duri per il New York Times, e in Italia?
06 feb 2009

La celebre testata giornalistica New York Times, sta vivendo tempi di magra, anche per colpa della crisi economica mondiale, e annuncia che non riesce a coprire interamente i suoi costi con la sola pubblciità online.
“Il New York Times sta pensando di ritornare ad un sistema basato sui pagamenti dei contenuti online” rivela Bill Keller, executive editor della storica testata, che ha confermato durante una sessione di chat con i lettori che potrebbero ritornare i contenuti a pagamento, resi gratuiti nel 2007.
Tre al momento le strade percorribili: abbonamento per disporre di un accesso completo, micro-pagamenti per ogni singolo contenuto o pagamenti per chi accede tramite dispositivi portatili.
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L’Unione Europea, ha finalmente stabilito i tetti massimi per i costi di alcuni servizi telefonici, tra cui l’invio di SMS dall’estero, fissato a 11 centesimi più IVA. I ministri per le telecomunicazioni europei hanno deciso: un SMS non potrà costare più di 11 centesimi, all’interno dell’area comunitaria. Questa misura comincerà a diventare realtà la prossima estate.
Attualmente la media europea è di 29 centesimi, ovviamente poi a questi prezzi bisogna aggiungere l’IVA, che cambia da un paese all’altro (per l’Italia l’IVA è al 20%, dunque circa 2,2 eurocent in più, per un costo effettivo di 13,2 cent a SMS).
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SIAE senza vergogna, chiede una tassa sull’ADSL
04 nov 2008

SIAE (Società Italiana Autori e Editori) ha richiesto una legge per ottenere un contributo in percentuale (simile a quello che già gli utenti pagano con l’acquisto di un cd/dvd vergine, o di un lettore mp3) da versare direttamente alla Siae da parte di tutti quei provider che forniscono a pagamento la linea Adsl veloce.
In pratica è come se chiunque abbia un’ADSL, o sta per averne una, venga “accusato” di ledere i diritti d’autore. La Siae crede anche che utilizzare le connessioni Adsl, per scaricare opere protette sia profondamente ingiusto e che da questa attività commerciale i provider traggano enormi vantaggi economici, non versando, a puro titolo di risarcimento, una parte dei loro proventi agli autori per i diritti evasi.
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Ed eccoci alla resa dei conti… Nessuno vive nel paese delle favole, e si capisce bene che se tiri la coperta da una parte, ne scopri un’altra, ecco quello che sta succedendo col tanto acclamato taglio dell’ICI del governo Berlusconi.
L’ICI infatti è una tassa comunale, che consentiva a quest’ultimi di incassare denaro utile ai propri servizi pubblici e pubblica assistenza (tra l’altro non è proprio il governo a volere il federalismo fiscale??). venendo a mancare questi introiti, il governo deve in qualche modo “risarcire” i comuni di questa mancata entrata, ed ecco quello che succederà.
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Il nuovo spot di GreenPeace e il 5×1000
10 apr 2008
Anche quest’anno la Legge Finanziaria ha approvato il 5×1000, una quota dell’Irpef dovuta sui redditi dell’anno 2007 – dichiarazione presentata nel 2008 – che può essere destinata, in base alla scelta che il contribuente farà in dichiarazione, al volontariato.I contribuenti possono scegliere liberamente a chi devolvere il 5 per mille dell’imposta dovuta allo Stato e, in fase di compilazione della denuncia dei redditi, potranno indicare direttamente il codice fiscale dell’ente che si intende sostenere con il 5 per mille.
Dare il 5×1000 non significa pagare più tasse, ma decidere di destinarne una parte – che altrimenti andrebbe allo Stato – ad attività sociali.Il 5×1000 non è nominativo: questo vuol dire che non basta dare il 5×1000 per diventare sostenitori di Greenpeace e ricevere il GP news – la nostra rivista in versione cartacea – o gli appelli speciali.
* Metti la tua firma nel primo settore in alto a sinistra, denominato: “Sostegno delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale, delle associazioni di promozione sociale e delle associazioni riconosciute che operano nei settori di cui all’art. 10, c. 1, lett a), del D.Lgs. n. 460 del 1997”
* Inserisci nel modulo il codice fiscale 97046630584
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In una intervista ad Altroconsumo il vicepresidente di ENIT, l’Ente del Turismo Italiano, Enrico Paolini, che ricorda come non solo 21 milioni di euro già stanziati per Italia.it finiranno effettivamente alle regione ma conferma anche che lo stesso ENIT riceverà 9 milioni di fondi per “riavviare il portale”.
“Non dimentichiamoci – ha spiegato Paolini – che l’ENIT è un’Agenzia professionalmente deputata a occuparsi di turismo e che ha tutti i numeri per riuscire a dare seguito a questo progetto”.
Secondo Paolini, del primo tentativo “la piattaforma tecnologica non ha funzionato. La perdita di due anni non è imputabile a noi, ma a chi in maniera folle ha destinato i soldi per un portale per il turismo a chi di questo settore non ne sapeva nulla. I fondi andavano dati subito alle Regioni, risparmiando tempo e denaro. Per fortuna sono rimasti un po’ di soldi, che permetteranno di fare gli interventi tecnologici necessari per riavviare Italia.it“.
Lasciatemi dire una cosa: “Ma ci prendono veramente per idioti??!” A quanto pare, tutto sembra far propendere per il SI.
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