Infostrada, risarcimento ai clienti truffati
18 mar 2009

Wind dovrà rimborsare gli utenti Infostrada truffati nel 2001, quando si millantava l’unbundling da Telecom Italia. Il Movimento Consumatori è riuscito presso la Corte d’Appello di Torino a far convalidare la sentenza di primo grado del 2006. I giudici, hanno confermato che, a dispetto delle promesse, i clienti di “Solo Infostrada” continuarono a pagare il canone Telecom Italia e a non vedere mai messo in pratica il definitivo sganciamento.
Termini correlati: clienti, consumatori, infostrada, sentenza, Telefonia, truffa, wind
The Pirate Bay deve essere riaperto
26 set 2008

Questa la sentenza di ieri 25 Settembre del Tribunale del Riesame di Bergamo ha accettato il ricorso di Peter Sunde e il sito della baia dei pirati, deve ritornare accessibile a tutti gli utenti dei provider italiani. Era infatti stato bloccato dal 10 Agosto 2008.
E’ un evento degno di nota, in quanto per la prima volta (almeno in Italia) c’è un segnale forte sul diritto alla frequentazione di Internet anche nei suoi aspetti più “ambigui”, trattandosi infatti di un sito (The Pirate Bay) che di fatto, fornisce collegamenti a file torrent che consentono di scaricare qualunque cosa, legale o illegale che sia, l’uso e la responsabilità che ne deriva è di fatto rimandata del tutto all’utente finale.
Termini correlati: censura, italia, Peer to Peer (P2P), provider, sentenza, the pirate bay, torrent, tribunale

Google rischia di dover cambiare il nome del suo servizio Gmail, almeno in Europa. L’Ufficio per l’Armonizzazione nel Mercato Interno della UE ha infatti rigettato l’appello di Google nei confronti di una precedente sentenza riguardante il marchio “G-mail“. Questo, secondo i giudici, appartiene a Daniel Giersch, un imprenditore tedesco che nel 2000 ha lanciato un servizio ibrido di posta elettronica chiamato appunto G-mail.
Google da quasi 4 anni cerca di dimostrare che i due marchi sono profondamente diversi: colorazione del logo, slogan, e altro. Ogni appello però è stato fino ad ora rigettato. Anche l’ultimo sostiene che vi sia troppa affinità.
A questo punto, dato che Giersch non ha alcuna intenzione di cedere, Google potrebbe essere obbligato ad utilizzare in Europa il marchio Google Mail. Forse un compromesso accettabile, visto il successo.
Fonte | Tomshw
Termini correlati: appello, daniel giersch, g-mail, gmail, Google, Mail, sentenza, tribunale
Non si può spiare chi scambia file su internet
14 mar 2008
Lo ha stabilito l’Autorità per la privacy che ha chiuso l’istruttoria avviata sul ‘caso Peppermint’, la società discografica che aveva svolto, attraverso una società informatica svizzera (utilizzata anche dalla società Techland con riferimento a software relativi a giochi), un sistematico monitoraggio delle reti peer to peer, o se preferite p2p.
Tramite l’utilizzo di software specifici, le società avevano individuato numerosissimi indirizzi IP relativi a utenti ritenuti responsabili dello scambio illegale di file: erano poi risaliti ai nomi degli utenti, anche italiani. E in molti si sono visti recapitare una lettera dai toni minacciosi, con la richiesta di risarcimento del danno.
Il Garante, richiamando anche la decisione dell’omologa Autorità svizzera, ha ritenuto illecita l’attività svolta dalle società.
La direttiva europea sulle comunicazioni elettroniche vieta ai privati di poter effettuare monitoraggi, ossia trattamenti di dati massivi, capillari e prolungati nei riguardi di un numero elevato di soggetti. E’ stato, poi, violato il principio di finalità: le reti p2p sono finalizzate allo scambio tra utenti di dati e file per scopi personali. L’utilizzo dei dati dell’utente può avvenire, dunque, soltanto per queste finalità e non per scopi ulteriori quali quelli perseguiti dalle società Peppermint e Techland (cioè il monitoraggio e la ricerca di dati per la richiesta di un risarcimento del danno).
Infine non sono stati rispettati i principi di trasparenza e correttezza, perchè i dati sono stati raccolti ad insaputa sia degli interessati sia di abbonati che non erano necessariamente coinvolti nello scambio di file.
Sulla base del provvedimento del Garante (di cui è stato relatore Mauro Paissan), le società che hanno effettuato il monitoraggio dovranno ora cancellare, entro il 31 marzo, i dati personali degli utenti che hanno scambiato file musicali e giochi attraverso il sistema p2p.
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