Tutti gli utenti di internet potranno presto decidere in maniera libera e consapevole se far usare o no le informazioni sui siti visitati per ricevere pubblicità mirata.
L’Authority ha avviato una consultazione pubblica diretta a tutti i gestori, grandi e piccoli, dei siti e alle associazioni maggiormente rappresentative dei consumatori con l’obiettivo di acquisire contributi e suggerimenti.
La consultazione avviata dal Garante della privacy, si concluderà entro 90 giorni dalla pubblicazione del provvedimento sulla Gazzetta Ufficiale. Le proposte relative all’informativa semplificata potranno essere inviate all’Autorità per posta o in via telematica alla e-mail consultazionecookie@gpdp.it. Il Garante si è riservato di valutare anche eventuali proposte che potrebbero pervenire da università e centri di ricerca. Leggi il resto dell’articolo »
Qui sopra potete vedere il nuovissimo spot, diffuso da Microsoft per pubblicizzare il suo nuovissimo tablet Surface.
Diretto da Jon M. Chu (G.I. Joe e Step Up 3D) Microsoft fa danzare le comparse all’interno del proprio video promozionale, pronto per portare sullo schermo i dispositivi della linea Surface.
Il problema è che non si capisce bene il senso di questo spot… ok i ragazzi danzano, e bene, lanciando il dispositivo, mostrandone le caratteristiche più “marginali” come il sostegno da scrivania o la tastiera incorporata nella cover, non descrivendo, ma nemmeno facendo intuire, le potenzialità produttive, lasciando un pò tutto al caso.
Dopo il tasto “Like” (Mi piace) è il momento di dare una svolta “commerciale” al social network blu, con l’introduzione del tasto “Want” (Lo voglio), una sorta di wishlist, già in uso da anni su vari siti di e-commerce (specie su Amazon), per far sapere a tutti i propri amici le cose da noi gradite, e quindi una sorta di suggerimento su cosa regalare.
Uno strumento, ancora in fase di sperimentazione, che permetterà, verosimilmente, a Facebook di aumentare gli introiti derivanti dalla pubblicità dei vari brand che hanno deciso di aprire una loro pagina personale.
Sul noto social network è stato introdotto un sistema di ricompense che consente agli utenti di ricevere del denaro virtuale, i Credits, quando un video pubblicitario viene visualizzato per intero.
Consentendo così agli utenti di guadagnare 10 centesimi di dollaro (ma esclusivamente in valuta Facebook e spendibili, quindi, solo sul social network, all’interno di applicazioni e giochi) per ogni spot guardato dall’inizio alla fine.
Iniziativa nata dall’accordo tra Facebook e Trialpay, società che si occupa di diffondere pubblicità attraverso le applicazioni social.
Google ha iniziato a testare le campagne pubblicitarie grafiche all’interno del suo servizio di posta Gmail, una mossa abbastanza prevedibile visto che ormai Gmail è utilizzata moltissimo e nella sua versione web, che nulla ha da invidiare a una classica applicazione dedicata.
Fino ad oggi Google si era limitata ad inserire solo una colonna di link sponsorizzati a destra della casella di posta. Bene, questo spazio verrà arricchito con vere e proprie campagne pubblicitarie basate su banner (difficilmente dai banner testuali).
Siete stufi di quel banner pubblicitario che si ingrandisce ogni volta che passate, anche per “sbaglio”, con il puntatore del mouse sulla lista dei vostri contatti Messenger? Bene allora avete bisogno di A-Patch un programma che vi permetterà di modificare alcuni aspetti del vostro Windows Live Messenger, come appunto l’eliminazione del banner pubblicitario.
Abbiamo poi altre impostazioni interessanti, come togliere il limite del download a soli 3 file contemporaneamente o rimuovere il limite dei trilli inviati e anche il tipico “tremolio” della finestra di conversazione quando se ne riceve uno, oppure, funzione che sta antipatica a molti, disattivare la condivisione foto (Photo Sharing).
«L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha deciso di estendere l’istruttoria per possibile abuso di posizione dominante, avviata nei confronti di Google l’estate scorsa, alle condizioni imposte in Italia agli editori dei siti web nei contratti di intermediazione per la raccolta pubblicitaria on-line»,.
“Nei contratti conclusi dagli editori per l’affiliazione al programma AdSense, la percentuale ad essi spettante è definita senza che Google fornisca elementi utili a verificare la determinazione dei corrispettivi effettivamente percepiti”, si legge nella delibera dell’Agcom del 3 marzo. “Inoltre”, è scritto nel provvedimento, “gli utenti AdSense ricevono come corrispettivo somme determinate da Google di volta in volta a sua assoluta discrezione;
Il ministro della cultura francese Frederic Mitterand incaricato dal governo per “migliorare l’offerta di beni culturali online e trovare formule più efficaci di retribuzione per chi produce contenuti” sarebbe al lavoro per introdurre una tassa mirata a colpire la “pubblicità online”.
Cadono nel target, colossi quali Google, Yahoo!, ma anche Facebook e non meno, Microsoft, che fanno dell’online advertisement, una delle principali fonti di guadagno (almeno per quel che riguarda la parte dedicata “all’online”).