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17 Luglio, 2008

Vicenda privacy, accordo tra Youtube e Viacom

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Viacom non sarà in grado di sapere quali video sono stati visti da un visitatore del popolare sito di condivisione di video, e non potrà ricostruire uno storico dei filmati visionati da ciascun utente, nonostante questo fosse il contenuto dell’ordinanza emessa dal giudice che si era occupato del caso, questo in sintesi l’accordo raggiunto tra la stessa Viacom e Google (Youtube).

Scongiurate quindi le paure degli utenti e delle associazioni, tra cui la Electronic Frontier Foundation, alle quali non andava giù l’accesso ad informazioni private e riservate.

Le maggiori paure erano connesse al fatto che con tali informazioni si potessero individuare gli utenti che avevano caricato o anche solo preso visione di materiale protetto da copyright (quindi illegalmente).


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6 Luglio, 2008

Youtube condannata a rivelare i dati di milioni di utenti

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Questa la decisione di un tribunale americano, YouTube (e quindi Google) dovrà dare libero accesso a Viacom, a tutti quei dati che siano in grado di provare la colpevolezza del popolare servizio di hosting video.

Viacom ha chiesto nello specifico che le vengano consegnati tutti i log di YouTube, circa 12 Terabyte di dati in cui sono registrati tutti i dati degli utenti che abbiano mai guardato un video, direttamente sul sito o incorporato in un’altra pagina web. Id di login, ora e data della visione, indirizzo Ip dell’utente.

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16 Maggio, 2008

Google offuscherà i volti delle persone in Street View

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Google ha deciso di offuscare i volti delle persone che compaiono nelle immagini catturate dall’ormai famoso Street View.

Street View è un’estensione di Google Maps e Google Earth, che offre immagini di strade e città negli Stati Uniti e, recentemente, anche Roma e Milano.

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14 Maggio, 2008

Online i dati personali di 6 milioni di cileni

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Dopo le polemiche, della messa online dei redditi degli italiani, che comunque resta un caso “voluto” e che non ha messo a rischio dati “sensibili” (per intenderci, indirizzo di abitazione, o altro), in Cile un misterioso hacker ha reso pubblici i dati di 6 milioni di cittadini cileni, con lo scopo principale di dimostrare quanto deboli siano le protezioni informatiche del governo.

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9 Maggio, 2008

COFEE: Microsoft e i dati personali degli utenti

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Microsoft ha distribuito alla polizia di tutto il mondo, un plug-in che potrà essere utilizzato per estrarre dati personali dai computer che potrebbero essere stati usati per svolgere attività illecite (frodi, pedofilia, furti di dati, ecc.).

Il software dà alla polizia un accesso completo a qualunque computer (Windows), questo ha subito scatentato la rivolta di moltissimi utenti e c’è già chi parla di un ulteriore motivo per non scegliere Windows.

Il software ha il nome in codice COFEE (Computer Online Forensic Evidence Extractor) ed è stato distribuito a più di 2000 agenti delle polizie di tutto il mondo (15 paesi, non si sa però se c’è anche l’Italia) sotto forma di penna Usb. Il drive contiene 150 comandi che facilitano la raccolta di prove digitali.

Il software permette di accedere a tutti i dati personali del computer direttamente nel luogo in cui il computer si trova: senza bisogno di sconnettere il computer dall’alimentazione e dalla rete, con potenziale perdita di dati.


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9 Maggio, 2008

Come funziona Google, e come è trattata la nostra privacy

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Milioni di persone, ogni giorno, utilizzano Google, per ricercare un termine di cui non si ricorda il significato esatto, per cercare un immagine di un particolare film, o di un personaggio famoso, di un’auto, di una moto e altro..

Ma quante di loro, sanno esattamente come lavora il motore di ricerca più famoso e utilizzato al mondo?

Beh, sono pronto a scommettere che non tutti lo sanno, ed è per questo che oggi vi propongo questa interessante dimostrazione, spiegata in termini molto semplici e comprensibili a chiunque, di come funziona Google, e di come la nostra privacy è salvaguardata ad ogni ricerca effettuata.


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14 Marzo, 2008

Non si può spiare chi scambia file su internet

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Lo ha stabilito l’Autorità per la privacy che ha chiuso l’istruttoria avviata sul ‘caso Peppermint’, la società discografica che aveva svolto, attraverso una società informatica svizzera (utilizzata anche dalla società Techland con riferimento a software relativi a giochi), un sistematico monitoraggio delle reti peer to peer, o se preferite p2p.

Tramite l’utilizzo di software specifici, le società avevano individuato numerosissimi indirizzi IP relativi a utenti ritenuti responsabili dello scambio illegale di file: erano poi risaliti ai nomi degli utenti, anche italiani. E in molti si sono visti recapitare una lettera dai toni minacciosi, con la richiesta di risarcimento del danno.

Il Garante, richiamando anche la decisione dell’omologa Autorità svizzera, ha ritenuto illecita l’attività svolta dalle società.

La direttiva europea sulle comunicazioni elettroniche vieta ai privati di poter effettuare monitoraggi, ossia trattamenti di dati massivi, capillari e prolungati nei riguardi di un numero elevato di soggetti. E’ stato, poi, violato il principio di finalità: le reti p2p sono finalizzate allo scambio tra utenti di dati e file per scopi personali. L’utilizzo dei dati dell’utente può avvenire, dunque, soltanto per queste finalità e non per scopi ulteriori quali quelli perseguiti dalle società Peppermint e Techland (cioè il monitoraggio e la ricerca di dati per la richiesta di un risarcimento del danno).

Infine non sono stati rispettati i principi di trasparenza e correttezza, perchè i dati sono stati raccolti ad insaputa sia degli interessati sia di abbonati che non erano necessariamente coinvolti nello scambio di file.

Sulla base del provvedimento del Garante (di cui è stato relatore Mauro Paissan), le società che hanno effettuato il monitoraggio dovranno ora cancellare, entro il 31 marzo, i dati personali degli utenti che hanno scambiato file musicali e giochi attraverso il sistema p2p.


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19 Novembre, 2007

Apple: a rischio la privacy degli utenti iPhone?

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Sembra incredibile ma secondo un appassionato di hacking Apple starebbe violando ogni norma che riguarda la privacy degli utenti iPhone. Pare che Xianli – così il nick del giovane – stesse cercando di “personalizzare” il servizio Borsa dell’iPhone per accedere ai mercati stranieri. Nel binario dell’applicazione Stocks.app si sarebbe imbattuto così in un link a Apple che si occupa di fornire il codice IMEI dell’iPhone operante.

Si tratterebbe di una widget nascosta specializzata nello spedire ad Apple non solo l’identificativo del cellulare, ma anche l’operazione in atto. Ogni tentativo di eliminazione dell’URL – per mettere fine al presunto abuso – si è risolto con l’impossibilità di ricevere le informazioni borsistiche.

Insomma, Apple avrebbe messo a punto un sistema a prova di bomba. Un metodo che secondo altri utenti sarebbe utilizzato anche dal servizio delle previsioni del tempo. Come riporta il blog Uneasysilenze le widget incriminate potrebbero consentire ad Apple di archiviare potenzialmente tutte le informazioni personali di utente iPhone: dal nome, all’indirizzo mail, al numero di telefono, alla rubrica, alle informazioni della propria carta di credito, etc.

Fonte | Tomshw.it


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