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PDF Database è un motore di ricerca ottimizzato per file con estensione .pdf e anche .doc, ovviamente non vi è garanzia che troviate il pdf che stavate cercando, ma sicuramente avrete più possibilità rispetto a un normale motore di ricerca generico.

Al momento ha indicizzato circa 7 milioni e mezzo di documenti, ed è, ovviamente, in continua crescita, da segnalare la possibilità di visualizzare le ultime 200 ricerche effettuate dagli utenti del servizio e la necessità di dover inserire un codice antispam al primo download (per ogni sessione) effettuato mediante il sito, noia da poco comunque.

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Niente da fare, per quanto si cerchino modi sicuri e efficaci per evitare le registrazioni automatizzate, dai captcha (avete presente quelle lettere a caso che di solito inserite nei moduli di registrazione ad alcuni servizi?), al dare il totale di una semplice operazione algebrica, niente ormai riesce a tenere testa agli scatenati spammer.

In questi giorni si sta diffondendo infatti, la notizia secondo la quale i captcha di Microsoft (Hotmail) e Google (Gmail) sarebbero stati superati di nuovo (leggi la notizia del primo “craccaggio” subito da Gmail ). Ora si attende ovviamente la risposta a questi attacchi, con un rinnovato metodo, o un captcha ancora più difficoltoso da superare (sperando che non diventi altrettanto difficoltoso per i poveri utenti umani).

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I captcha tradizionali sono vicini all’estinzione, ma si sta già lavorando sui loro successori. I ricercatori della Penn State hanno realizzato un sistema (brevettato) basato sul riconoscimento delle immagini: non l’identificazione di un testo distorto, ma l’interazione con fotografie che provi al di là di ogni dubbio che si è degli esseri umani. Leggi il resto dell’articolo »


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I Captcha sembrano avere ormai i giorni contati: come sistema di protezione, infatti, non sono più molto efficaci, ed è tempo che siano rimpiazzati con un sistema nuovo.

A mettere l’ultimo coperchio sulla bara dei Captcha, sono stati gli spammer che hanno ridicolizzato le difese di Windows Live Hotmail.

Ormai, infatti, per i bot anti-Captcha che attaccano Hotmail sono sufficienti circa sessanta secondi per poter registrare con successo un account. Il bot si nasconde in Internet Explorer e procede al proprio lavoro, decifrando l’immagine e tentando una risposta in sei secondi, con una percentuale di successo del 10-15%. Leggi il resto dell’articolo »


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Google: bucato il sistema antispam captcha

Come segnala WebSense, i bot sono riusciti a registrarsi sui servizi di Google con una percentuale di successo del 20%: un tentativo su cinque.

L’accesso a Gmail rappresenta un appetitoso obiettivo per gli spammer principalmente per quattro motivi. In primo luogo si ottiene accesso anche a un buon numero di servizi; poi, è improbabile che i domini di Google entrino a far parte di qualche blacklist.

Ancora, non guasta il fatto che la registrazione sia gratuita, e infine l’uso dei servizi di Google da parte di milioni di utenti in tutto il mondo può essere utile agli spammer per complicare la vita a chi cerchi di rintracciarli.

Pare che l’attacco a Gmail provenga dalla Russia, da un dominio che ha come unico scopo nella vita la decodificazione dei Captcha per fini non propriamente legali.


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